Siamo tutti omosessuali

Considerazioni lessicali sugli uomini che amano altri uomini

Freddie Mercury
Come si chiamano, gli uomini che amano altri uomini?
No, non mi interessano i loro nomi, pettegoli che non siete altro, ma il termine della lingua italiana con cui devono essere chiamati.
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(let me be) The Aranzulla of your heart

Ballata romantica per esperti di informatica

Salvatore Aranzulla

If your disk is full
And you can’t bootstrap
If your system froze
And it wan’t wake up
If your firewall keeps deny
All the traffic in and out
If the gateway of your feelings
Has a different network mask
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L’abito di De Sica

Ciò che mi ha raccontato mia madre del 25 Aprile.

Vittorio De Sica

Il padre di mia mamma era un avvocato.

Nel 1942 decise che Potenza era un mare troppo piccolo per un pesce grosso come lui e decise di trasferirsi a Roma con tutta la famiglia.
La storia gli ha dato ragione, ma sul momento fu una scelta molto coraggiosa, perché mentre a Potenza il rischio peggiore che si potesse correre era che un cliente pagasse in pollame perché non aveva denaro, a Roma c’erano i bombardamenti, i razionamenti e soprattutto c’erano i Tedeschi.

Dopo il 25 Aprile le truppe tedesche lasciarono la città, marciando in colonna lungo Viale Parioli.
Mia madre e mio zio, bambini, li osservarono sfilare per tutta la notte sotto le loro finestre e il mattino dopo si presentò a casa loro il barbiere di Potenza: voleva disertare e aveva bisogno di abiti civili, così mio nonno gli diede uno dei suoi.

L’uomo ringraziò e andò via, ma qualche giorno dopo ritornò in compagnia del suo Tenente e chiese a nonno se poteva trovare un abito anche per lui. Nonno l’avrebbe fatto volentieri, ma mentre lui e il barbiere avevano la stessa corporatura “lucana”, il Tenente era un uomo alto e robusto, a cui gli abiti di mio nonno sarebbero andati troppo piccoli. Fortunatamente, però, al primo piano del palazzo abitava la sorella di Vittorio De Sica, così mio nonno andò da lei e le chiese se il fratello, che aveva pressappoco la stessa corporatura del Tenente, potesse dargli un suo vestito per scappare. Poteva.

La casa di mio nonno era a Piazza Santiago del Cile, poco distante dalla casa di De Sica, che si trovava a via Barnaba Oriani, ma per gli uomini non era prudente uscire di casa per il rischio dei rastrellamenti, così mandarono mia madre, che all’epoca aveva quindici anni.
Quando arrivò a casa De Sica, le aprì la porta un domestico in livrea che l’accompagnò nel guardaroba e le consegno un bellissimo abito Principe di Galles, grazie al quale il Tenente poté lasciare Roma, raggiungere le truppe alleate e mettersi in salvo.
 

Questo è ciò che mi ha raccontato mia madre quando le ho chiesto di parlarmi del 25 Aprile.

Cani di paglia

Il cielo e la terra non hanno sentimento;
trattano i diecimila esseri come cani di paglia.
Lao TzuTao Te Ching

scacchiera

L’uomo con il cappotto di lana cotta si fermò sul bordo del molo. Le barche dei pescatori, ormeggiate a un pontile galleggiante, ondeggiavano a destra e a sinistra seguendo la risacca e l’uomo con il cappotto di lana cotta non poté fare a meno di notare una certa somiglianza fra loro e la folla che, alle sue spalle, sfidava il freddo del Sabato pre-natalizio passeggiando avanti e indietro in attesa di andare a cena.
L’acqua del porto, poco più di un metro più in basso, era scura, fredda e sporca; da un rimorchiatore ormeggiato davanti agli uffici della Guardia Costiera arrivava il brusio di un generatore elettrico.
L’uomo con il cappotto di lana cotta si voltò verso un uomo con un giubbotto da velista che si trovava alla sua sinistra e disse:
– Si può fare. Leggi tutto

Matteo 5,33-37

il giuramento di Trump

Trovo affascinante l’usanza di giurare su un Libro nel quale è scritto:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”.

Si può riparare una tavoletta del bagno con 40 centesimi?

House-keeping extreme

Non c’è nulla di più seccante di una tavoletta del bagno che “nazzica” (leggi: zoppica) perché è saltato uno degli spessori di gomma che la tengono separata dalla ceramica.

Tu sei lì, tranquillo, col gusto del caffè ancora in bocca, che leggi un bel libro o magari ti interroghi sulla natura ondulatoria e corpuscolare della luce, ma appena sposti il peso del corpo dalla parte sbagliata, TAC! tutto il tuo sistema di riferimento, (l’interfaccia sedere-tazza costituita dalla tavoletta), di colpo cede dandoti un subitaneo senso di disagio e ricordandoti come sia càduca la condizione umana.

Trovare uno spessore di rimpiazzo non è facile, perché, puntualmente, vi ricorderete di comprarlo quando non avrete con voi il fogliettino su cui avete segnato lo spessore richiesto, e, vice versa, quando avrete con voi il foglietto, vi scorderete di passare dal ferramenta.
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