Montare le giostre

Ricordi dell’epoca d’oro delle Partecipazioni Statali

Giostra

Per Andrea ML

Tanti anni fa, prima che il vento di Mani Pulite spazzasse via una vecchia classe politica corrotta per sostituirla con una nuova classe politica altrettanto corrotta, ma cialtrona, io ero impiegato come disegnatore in una società del gruppo IRI-Italstat.

Nella grande stanza dove lavoravo, all’ottavo piano del palazzo che ospitava gli uffici della nostra società (un gioco di parole fra: l’ottavo piano e: lottavo piano mi regalò il primo e inarrivabile esemplare della mia collezione di femmine psicotiche), c’erano altre quattro persone.

Francesco aveva trentacinque anni, un diploma tecnico e una grande passione per la monta. Gli piaceva anche andare a cavallo, ma di questo parlava più raramente. Sposato con un figlio, fu buttato fuori di casa dalla moglie quando scoprì le sue molteplici avventure. Una sua frase che ricordo ancora e che penso dia una cifra dell’uomo meglio di qualunque descrizione è: «Vado al bagno, così lo uso anche per pisciare».

Massimo era l’esatto opposto di Francesco. Architetto, sposato, le uniche cose che lo interessassero erano la sua famiglia e la sua automobile. Una volta disse a suo padre: «Ho preso una Diesel perché così più chilometri fai, più risparmi»; al che, il padre rispose: «Be’, allora vai giù e fa’ qualche giro del palazzo, così ti avvantaggi».

Jaime era un baffuto architetto filippino, tanto bravo quanto asociale; ed era davvero molto bravo. Il suo territorio era la zona in fondo alla stanza, dove, in alcuni armadietti e cassettiere, aveva accumulato una sorprendente quantità di articoli di cancelleria (matite, gomme, pennarelli, Koh-I-Noor, squadrette, ecc.) che non lasciava usare mai a nessuno, sebbene fossero, di fatto, proprietà dell’azienda.
Odiava i retini, ovvero i fogli autoadesivi trasparenti con stampati sopra elementi architettonici ripetitivi e una volta mi costrinse a disegnare a mano le tegole, i mattoni e perfino i fili d’erba della planimetria e dei prospetti di un castello in Umbria.

Infine Lucio, detto Lucetto. Figlio di pesciaroli di Ponte Milvio, grazie al buon successo dell’impresa familiare aveva avuto la fortuna di poter viaggiare, studiare e laurearsi.
Spendeva buona parte del suo tempo a testimoniare al Mondo la sua recente elevazione sociale (“Io non parlo Inglese, io sono inglese”), ma le sue radici “ittiche” o prima o poi riaffioravano sempre, per esempio quando la mattina, entrando in stanza, esclamava a mo’ di saluto: “Buongiorno, branco di feroci!” e rideva divertito del doppio senso implicito della frase.

Sempre molto curato nel vestire, Lucio discuteva spesso con Massimo di scarpe Church e pantaloni cover-coat (erano i favolosi anni ’80 e un architetto di trentacinque anni era pagato abbastanza bene da potersi permettere dei piccoli lussi); io, di contro, ero un ragazzino di venticinque anni e, anche per una mera questione economica (ero pagato come un architetto degli anni 2000), andavo spesso in ufficio in Jeans e scarpe da ginnastica, suscitando i lazzi del nostro arbiter elegantiarum che immancabilmente mi chiedeva: «Aho, ma ‘ndo cazzo vai, a monta’ le giostre?»
Per antica abitudine, facevo finta che non me ne importasse nulla delle sue critiche, che invece lasciavano un segno profondo nella mia autostima.

Avanti veloce: è il sette Settembre del 1992; il nostro amministratore delegato, il geometra a capo di una società da oltre duecento miliardi di Lire, viene arrestato con l’accusa di avere pagato delle tangenti per la costruzione di un centro direzionale a Reggio Calabria.
I co-co-consulenti organizzano una festa per celebrare l’evento, ma la loro allegria dura poco perché di lì a breve la società chiude tutti i contratti di consulenza, compreso il mio.

1995: entro come consulente in Sistemi Informativi, una società satellite dell’IBM; un paio di anni dopo sono assunto a tempo indeterminato con un ruolo che mi permette di non dover timbrare il cartellino. Giovane (e incapace) project-manager, vado sempre in ufficio in giacca e cravatta, fumo la pipa e guido una bellissima BMW R100 del 1981.

E arriviamo finalmente al 1998: una sera di primavera, mentre vengo via da casa dei miei genitori, incontro per caso il mio ex-collega Lucio, che non vedevo da sei anni. Siamo entrambi in moto, ma mentre la mia è curata e pulita in maniera maniacale, la sua è sporca e scalcagnata. Non solo: io ho un completo grigio “occhio di pernice” e scarpe di Campanile, mentre lui indossa jeans e giubbino di camoscio su un paio di scarpe da barca non meglio identificate.
Mentre mi levo guanti e casco sorrido pensando che finalmente è arrivato il momento della mia rivincita. Giusto il tempo di stringerci la mano, poi lo guardo scuotendo la testa e chiedo: «A Lucio, ma ‘ndo cazzo vai, a montà le giostre?»
Lui mi guarda sorridendo e risponde: «Sì, sì: mo’ tocca a te..»

Non l’ho più visto da allora.
Non l’ho più visto, ma vorrei rivederlo, perché adesso io sono al punto in cui era lui l’ultima volta che ci siamo incontrati e mi piacerebbe davero tanto sapere che cosa mi aspetta in futuro.

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Lo Zen di ogni istante

Koan Zen per nerd

Lo zen di ogni istante
I programmatori junior stanno con i loro maestri almeno cinque anni prima di diventare programmatori senior.
Nan-in ricevette la visita di Tenno, che dopo aver fatto il consueto tirocinio era diventato programmatore senior ed era stato assegnato a un suo progetto. Era un giorno piovoso, perciò Tenno aveva con sé l’ombrello.

Dopo averlo salutato, Nan-in chiese a Tenno: «Immagino che tu abbia lasciato gli zoccoli nell’anticamera. Vorrei sapere se hai messo l’ombrello alla destra o alla sinistra degli zoccoli».
Tenno, sconcertato, non seppe rispondere subito. Si rese conto che non sapeva portare con sé il suo Zen in ogni istante. Diventò allievo di Nan-in e studiò ancora sei anni per perfezionare il suo Zen di ogni istante.

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Ah sì?

Koan Zen per nerd

Hakuin Ekaku: due uomini ciechi su un ponte

Il maestro di C++ Hakuin era decantato da clienti e colleghi per la purezza della sua vita.
I proprietari della tavola calda sotto l’ufficio avevano una figlia molto bella. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che la ragazza era incinta e andarono su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin. I genitori furibondi andarono dal maestro.
«Ah sì?» disse lui come tutta risposta.

Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava negozio di videogiochi. La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino.
Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quel che disse fu: «Ah sì?».

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Se ami, ama apertamente

Koan Zen per nerd

se ami, ama apertamente - koan zen nerd

Venti programmatori e una esperta di UX design che si chiamava Eshun, lavoravano tutti insieme nello stesso open-space.

Nonostante i suoi capelli corti e il suo abito dimesso, Eshun era molto carina e diversi programmatori si innamorarono segretamente di lei. Uno di questi le scrisse un messaggio di posta elettronica, insistendo per vederla da sola. Eshun non rispose.

Il giorno dopo il project-manager organizzò una riunione con tutto il gruppo di lavoro. Alla fine dell’incontro Eshun si alzò. Rivolgendosi a quello che le aveva scritto, disse: «Se veramente mi ami tanto, vieni qui e prendimi subito tra le tue braccia».

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Tutto è il migliore

Koan Zen per nerd

Tutto è il migliore

Mentre era in un negozio di hardware, Banzan sentì questo dialogo tra il proprietario e un suo cliente:
«Dammi il miglior router Wireless che hai» disse il cliente.
«Nella mia bottega tutto è il migliore» ribatté il macellaio. «Qui non trovi un router Wireless che non sia il migliore».
A queste parole, Banzan fu illuminato.

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The Square

Recensione a rischio

Scrivere una recensione di The Square espone al rischio di comportarsi come un personaggio di The Square, quindi dovrò fare molta attenzione a cosa scriverò e come. Leggi tutto

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Vuota la tazza

Koan Zen per nerd

Vuota la tazza

Un programmatore Java andò a far visita al project-manager Nan-in per interrogarlo a proposito del C++. Ma invece di ascoltare il maestro, il programmatore continuava a esporre le sue idee personali sui sistemi orientati agli oggetti. Leggi tutto

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Anche Paperina accusa Weinstein di molestie

Nuove accuse per Harvey Weinstein

Weinstein vs. Duck

L’attrice Daisy Duck, nota in Italia con il nome di Paperina, ha rivelato alla BBC di aver subito molestie dal produttore Harvey Weinstein.
L’episodio a cui l’attrice ha fatto riferimento è la sua partecipazione al film del 1988: Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Leggi tutto

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Tanzan e il parcheggio allagato

Koan Zen per nerd

Tanzan e la collega

Tanzan ed Ekido erano due sistemisti Unix e stavano attraversando il parcheggio della loro società per recarsi in ufficio. Stava piovendo a dirotto, una pioggia primaverile tanto improvvisa quanto intensa, e il parcheggio era pieno di pozzanghere. Una loro collega del settore commerciale era ferma davanti a una di queste pozzanghere e non sapeva come attraversarla con le sue Manolo Blanick tacco dieci. Leggi tutto

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