Cani di paglia

Il cielo e la terra non hanno sentimento;
trattano i diecimila esseri come cani di paglia.
Lao TzuTao Te Ching

scacchiera

L’uomo con il cappotto di lana cotta si fermò sul bordo del molo. Le barche dei pescatori, ormeggiate a un pontile galleggiante, ondeggiavano a destra e a sinistra seguendo la risacca e l’uomo con il cappotto di lana cotta non poté fare a meno di notare una certa somiglianza fra loro e la folla che, alle sue spalle, sfidava il freddo del Sabato pre-natalizio passeggiando avanti e indietro in attesa di andare a cena.
L’acqua del porto, poco più di un metro più in basso, era scura, fredda e sporca; da un rimorchiatore ormeggiato davanti agli uffici della Guardia Costiera arrivava il brusio di un generatore elettrico.
L’uomo con il cappotto di lana cotta si voltò verso un uomo con un giubbotto da velista che si trovava alla sua sinistra e disse:
– Si può fare.
L’uomo col giubbotto da velista lo guardò perplesso:
– Cosa?
– Quello a cui stava pensando.
– Lei sa a cosa stavo pensando?
– Fa parte del mio lavoro.
– E che lavoro fa, il circense?
– Lei stava pensando di togliersi la vita. E no: non l’ho capito dalla sua espressione, perché quando le ho parlato, lei stava sorridendo; e sorrideva perché stava canticchiando fra sé la canzone:

Mo’ vene Natale
Nun tengo denare
Me leggio ‘o giurnale
e me vado ‘a cucca’.

È una canzone triste, ma le ricorda suo padre. La sera in cui la cantò, era un Natale di molti anni fa, quando la sua famiglia aveva ancora problemi economici.
L’uomo con il giubbotto da velista fece un passo indietro:
– Lei come fa a saperlo? – chiese.
– Come le ho detto, fa parte del mio lavoro.
– Ma non mi ha detto che lavoro fa.
– Io lavoro per..
L’uomo con il cappotto di lana cotta fece un gesto furtivo con il dito indice puntato verso l’alto.
– Vuole dirmi che lei è un angelo?
– Se fossi un angelo avrei un cappotto più bello di questo. No: io sono umano, come lei.
– Ma sa leggere il pensiero..
– Potrebbe farlo anche lei, se le spiegassero come si fa.
– Va bene, grazie: adesso però devo andare.
L’uomo con il giubbotto da velista fece per voltarsi e andare via, ma ma l’uomo con il cappotto di lana cotta gli fece cenno di attendere.
– No, guardi: so che lei ha qualche conoscenza di Buddismo; può pensare a me come un Bodhisattva, una sorta di anello di congiunzione fra l’umano e il divino.
– Be’, questo spiega molte cose..
– La sua ironia è del tutto giustificata, ma la prego: mi conceda ancora qualche minuto, per dimostrarle che non sono un pazzo. Anche perché l’amico con cui ha appuntamento per cena tarderà perché ha dimenticato i fari dell’auto accesi e ha la batteria a terra. Il messaggio che le è appena arrivato è lui, che la avvisa.
In effetti, pochi secondi prima, dalla tasca del giubbotto era arrivato il “bip” di un cellulare. Il velista tirò il telefono e lesse il messaggio. L’uomo con il cappotto di lana cotta continuò:
– Vede, che è lui? per favore, gli dica che i cavi per la batteria sono nella scatola di cartone sotto ai salvagente, altrimenti perderà un’ora a cercarli..
L’uomo con il giubbotto da velista scrisse qualcosa in risposta all’amico, poi rimise il telefono in tasca e guardò negli occhi il suo interlocutore.
– Sembra che lei abbia guadagnato un po’ di tempo per parlarmi del suo strano lavoro.
L’uomo con il cappotto di lana cotta annuì.
– Sì, grazie. E mi scusi con il suoi amico: mi spiace di avergli dovuto creare questo contrattempo, ma avevo bisogno di parlarle con calma.
Si guardò intorno con circospezione e quando ebbe accertato che nessuno poteva ascoltare la loro conversazione, disse:
– Lei deve sapere che l’esistenza, nell’Universo, è una sorta di partita a scacchi fra due forze contrapposte. Come in tutte le partite a scacchi, si analizza la posizione, si valutano le mosse e si sceglie quella che sembra la migliore. E come nelle partite a scacchi, possono verificarsi delle situazioni in cui è necessario sacrificare un pedone, ma è del tutto indifferente quale pedone debba essere ceduto all’avversario: potrebbe essere il pedone della colonna B come quello della colonna D, va bene uguale. Quando si verifica uno di questi casi, noi diamo la possibilità ai pedoni di scegliere chi debba sacrificarsi.
– E io sarei uno dei due pedoni..
– Precisamente.
– E l’altro chi è?
– Un bambino di otto anni, quindi possiamo dare per scontato che lui preferisca restare in vita e godersi almeno la sua giovinezza.
L’uomo con il giubbotto da velista mise le mani in tasca e sorrise. Passata la perplessità iniziale, si era convinto di essere vittima di uno scherzo e aveva deciso di stare al gioco.
– Mi faccia capire: stanotte o muoio io o muore un bambino di otto anni?
L’uomo con il cappotto di lana cotta scosse la testa.
– No, in realtà moriranno due fratelli: uno biondo di dodici anni e uno bruno di otto. Arriveranno correndo da quella strada, si inseguiranno lungo questo molo e cadranno in acqua. Il problema è che mentre la morte del bambino biondo è indispensabile, quella del bambino bruno è strumentale: se potessimo evitarla, saremmo tutti molto più contenti.
– Ma in quel caso dovrei morire io..
– Sì: come le ho detto, un pedone deve essere comunque sacrificato e visto che lei sembra interessato a porre fine alla sua esistenza..
– E perché il bambino biondo deve morire? cos’ha fatto di così terribile?
– Fino a oggi, nulla, ma lo farà.
– Cosa, di preciso?
– Non glielo posso dire: potrebbe influire sulla sua decisione; e se lei non morisse stanotte, la metterebbe nella spiacevole condizione di conoscere il futuro, cosa che, glielo assicuro, non le migliorerebbe la vita.
L’uomo con il giubbotto da velista non era più tanto sicuro che si trattasse di uno scherzo.
Probabilmente l’uomo con il cappotto di lana cotta era una persona con qualche problema mentale, un mitomane con derive misticheggianti. Prese tempo mentre cercava un modo per andarsene senza rischiare di farlo innervosire.
– Lei capisce che non è facile credere a tutta questa storia..
– Sì, certo, ma posso dimostrarle che non sto mentendo. Guardi quella donna.
– Quale?
– Quella con il cappotto col collo di pelliccia.
– La vedo.
– Bene. Si chiama Patrizia. E li vede quei due ragazzi, in fondo alla piazza?
Indicò un punto lontano, fra il parcheggio a pagamento e il parco giochi per i bambini.
– Sì.
– Quando si incroceranno, cominceranno a darle fastidio, ma quel ragazzo con la barba..
Indicò un altro punto, all’angolo opposto della piazza.
– Quello vicino alla macchina per i biglietti del parcheggio?
– Proprio lui. Si chiama Francesco e interverrà in difesa della ragazza allontanando i due balordi.
L’uomo con il giubbotto da velista tolse le mani dalle tasche; per prudenza.
– E ovviamente, lei sa tutte queste cose perché anche questo fa parte del suo lavoro..
L’uomo con il cappotto di lana cotta ignorò la domanda, seguitando a guardare in direzione dei due teppisti come un cane da pastore che sorvegli il suo gregge.
– Ecco, li vede? Guardi che imbecilli.. Quando vedo queste scene, mi viene una voglia matta di fargli fare un bel Gagarin a ‘sti decerebrati..
– Un cosa?
– Sì, mi scusi, è un nostro modo di dire: un Gagarin è quando tu prendi qualcuno e lo porti di colpo fuori dall’atmosfera, nello spazio.
– E non muore?
L’uomo con il cappotto di lana cotta scosse la testa.
– No, se lo fai bene, no: ma devi essere veloce. È divertente, sa? Di colpo si trovano a galleggiare nello spazio, senza sapere se e quanto durerà. Basta una spintarella nella direzione giusta per lasciarli alla deriva per millennî.
– E poi?
– E poi nulla: li riporti giù, ma prima gli fai promettere che si comporteranno bene. Accettano quasi tutti.
– E chi non accetta?
L’uomo con il cappotto di lana cotta tornò a fissare il velista.
– Gli dài un calcio nel culo e lo mandi alla deriva nello spazio. Ma, come le ho detto, è raro che accada. Da che faccio questo mestiere mi è successo solo un paio di volte.
L’uomo con il giubbotto da velista non sapeva più che cosa pensare: la scena nella piazza si stava svolgendo esattamente così come l’aveva prevista l’uomo con il cappotto di lana cotta. Se era un pazzo con derive misticheggianti aveva anche delle eccellenti capacità previsionali, oltre che una fantasia piuttosto rigogliosa. Disse la prima cosa che gli passò per la testa:
– E lei li ha lasciati nello spazio?
– Ovvio. Mica potevo riportarli qui: non si erano pentìti.
– E dove sono adesso?
– Da qualche parte sulla rotta per Proxima Centauri B.. ma, ecco, vede? il ragazzo è intervenuto, si è messo in mezzo e i due se ne stanno andando. Adesso lui e la ragazza andranno a bere una cosa insieme e dopodomani faranno l’amore per la prima volta.
– Si metteranno insieme?
– Per un po’, ma fra poco più di un anno, lei lo lascerà e si fidanzerà con un comico televisivo.
– Sta scherzando.
– Nemmeno un po’.
– E lui cosa farà?
– Scriverà una canzone su tutta questa storia. Una canzone molto triste ma molto bella, grazie alla quale due persone, che adesso nemmeno si conoscono, si innamoreranno e metteranno al Mondo un figlio che, da grande, farà qualcosa di molto importante per l’Umanità.
– Tutto questo per una semplice canzone?
Il ragazzo con la barba e la ragazza con il collo di pelliccia svoltarono l’angolo della piazza e scomparvero nei vicoli della città vecchia. L’uomo con il cappotto di lana cotta, che non li aveva persi di vista nemmeno per un secondo, tornò a guardare il velista. Sorrise e disse:
– Perché la stupisce? lei stesso deve la sua esistenza alla canzone: Maria, di West Side Story.. Comunque, mi scusi, ma a questo punto il tempo stringe: cosa vuole fare?
– In che senso?
– Vuole morire lei, al posto del bambino? per noi non ci sarebbero problemi.
L’uomo con il giubbotto da velista allargò le braccia, sconcertato:
– Ma si rende conto di cosa mi sta chiedendo?! Come pensa che possa darle una risposta qui e ora?
L’uomo con il cappotto di lana cotta gli si avvicinò e, abbassando il tono della voce, disse:
– Avanti, non la faccia tanto lunga: pochi minuti fa era precisamente a questo, che pensava. La trattenevano solo due cose: il fatto che il suicidio sia condannato praticamente da tutte le principali religioni e l’idea che, se lei si fosse tolto la vita, sua madre sarebbe morta di crepacuore.
L’uomo con il giubbotto da velista stava per riprendere le distanze, ma si trattenne: non voleva apparire spaventato. Abbassò a sua volta il tono della voce e chiese:
– Può darmi torto?
L’uomo con il cappotto di lana cotta capì di essere stato troppo aggressivo, così fu lui a ritrarsi quel tanto che permise al suo interlocutore di non sentirsi minacciato.
– Assolutamente no, – ammise – ma, come le ho detto, da parte nostra le posso garantire una completa immunità e per quanto riguarda sua madre, soffrirà, ma l’idea che suo figlio sia morto da eroe, nel tentativo di salvare un bambino che affogava le darà la forza di andare avanti.
– Sì, d’accordo, ma chi mi assicura che lei stia dicendo la verità? Mi ha detto che sono la pedina della colonna B ma non mi ha detto se sono sulla casella B2 o B7..
L’uomo con il cappotto di lana cotta lo fissò perplesso per qualche secondo.
– Prego? ah, sì, capisco: lei vuole sapere se sta giocando con i bianchi o con i neri.. Vede, l’Universo non è come Guerre Stellari, non c’è un lato buono e un lato oscuro della Forza, ma solo due forze contrapposte che sono entrambe necessarie al corretto svolgimento della Vita. Un po’ come quando si fa roteare un secchio pieno d’acqua attaccato a una corda. Senza la forza centrifuga data dalla rotazione, l’acqua cadrebbe in terra; senza la forza centripeta data dalla corda, il secchio volerebbe via.
– È un modo bizantino per dirmi che stiamo giocando con i neri?
– No, no: lei è il pedone bianco, ma le assicuro che il pedone nero non ha corna e zoccoli. Ora però deve decidere, perché fra poco i due bambini usciranno da quel vicolo.
L’uomo con il giubbotto da velista scosse la testa.
– Io non posso decidere così, di corsa.. Non ce la faccio.
– Lei può e deve scegliere, ma non si senta obbligato a scegliere di morire: va bene anche se decide di passare.
L’uomo con il giubbotto da velista fissò l’altro con inattesa speranza.
– Posso?
– Certo che può, gliel’ho detto: per quelli che sono i nostri scopi, che muoia lei o il bambino bruno è lo stesso, ma deve dirmi cosa vuole fare e me lo deve dire ora.
– Allora no, non voglio. Non voglio morire.
Mentre l’uomo con il giubbotto da velista pronunciava questa frase, da un vicolo sbucarono due bambini, uno biondo e l’altro con i capelli castani. Il più piccolo scappava ridendo e il fratello maggiore lo inseguiva.
– E lascia che muoia un bambino, al posto suo?
– Mi ha detto che va bene lo stesso, no?!..
– Per noi sì, ma lei non si sente un po’ in colpa? Lei la sua vita l’ha avuta, mentre quel bambino.. Lo guardi..
Indicò i due fratelli che si stavano rincorrendo fra le barche tirate a terra, ma l’uomo con il giubbotto da velista tenne lo sguardo fisso sul mare davanti a sé.
– No, non lo guardo, non mi interessa: io non voglio morire.
– Poco fa, avrebbe voluto farlo..
– Perché poco fa pensavo che la mia vita non avesse alcun senso! poi arriva lei, mi legge nel pensiero, mi parla di Gagarin, di forze contrapposte..
– Non mi crede?
L’uomo con il giubbotto da velista si voltò e solo quando i due si guardarono negli occhi l’uomo con il cappotto di lana cotta si accorse che l’altro stava piangendo.
– Al contrario: le credo; anzi: le voglio credere, perché se quello che lei mi ha detto è vero, anche la mia vita potrebbe avere un senso..
– E se il senso fosse che deve morire adesso, al posto di quel bambino? Ha ancora dieci secondi per cambiare idea..
– No: mi ha detto che è lo stesso se muoio io o muore lui e se è indifferente, scelgo di non morire.
– Sette secondi..
I due bambini erano a pochi metri dal bordo del molo.
– No.
– Sei secondi..
Davanti a loro, una grossa cima di ormeggio di nylon aspettava di fare la sua parte nella storia dell’Umanità.
– No, non insista..
L’uomo con il cappotto di lana cotta portò il dito indice sull’orecchio destro e rimase in silenzio per poco meno di quattro secondi, infine disse:
– Va bene.
Mentre i due bambini, come da copione, cadevano in acqua, l’uomo con il cappotto di lana cotta si voltò verso l’uomo con il giubbotto da velista e lo fissò.
– Mi spiace, – disse poi. – Mi dicono che non è lo stesso..

Nessuno lo vide spingere in acqua il velista; anzi: tutti i testimoni, in seguito, affermarono che l’uomo con il cappotto l’aveva afferrato per il giubbetto gridando: “No!”, ma che non era riuscito a trattenerlo. I giornali parlarono di: Gesto Eroico, di: Estremo Sacrificio; ci fu perfino chi propose un’onorificenza al Valor Civile, ma l’eco della notizia si spense troppo presto per interessare alla Politica e, del resto, l’uomo era riuscito a salvare solo uno dei due fratelli: il più grande, quello biondo che nelle foto sembrava un’angelo, fu tirato a fondo dal peso del suo cappotto imbevuto d’acqua e lì rimase fino a che i subacquei della Guardia Costiera non lo recuperarono.

Il bambino più piccolo, il superstite, venerò per tutta la vita la memoria dell’uomo che aveva sacrificato la sua vita per salvarlo da una morte prematura. Sentendosi in colpa nei confronti del fratello maggiore, cercò di meritarsi il privilegio che aveva ricevuto dal Cielo e si comportò sempre con estrema generosità e altruismo; la stessa generosità e lo stesso altruismo che, pensava, dovevano aver spinto un uomo che non lo conosceva a gettarsi in acqua per salvargli la vita. Fu un clamoroso errore di valutazione, ovviamente, ma nessuna delle molte persone a cui fece del bene se ne lamentò.

Il ragazzo con la barba che aveva aiutato la ragazza con il collo di pelliccia soffrì molto quando lei lo lasciò, ma come spesso accade agli artisti, riuscì a convertire la sua sofferenza in denaro perché la canzone sul suo amore sfortunato rimase in classifica per sessanta settimane e l’album che la conteneva fu il più venduto dell’anno successivo.

L’uomo con il giubbotto da velista, negli suoi ultimi attimi di vita, apprese tutto questo e molto altro ancora. Seppe, per esempio, perché il bambino biondo dovesse assolutamente morire e perché, al contrario, il fratello dovesse sopravvivere, al posto suo. L’uomo con il cappotto di lana cotta non gli aveva mentito: a una prima analisi della situazione era sembrato che la sua morte o quella del bambino bruno fossero equivalenti, ma poi un esame più approfondito dei possibili sviluppi aveva indicato un maggior numero di possibili benefici dalla sopravvivenza del bambino e così si era deciso di sacrificare il pedone B2, per il bene dell’Umanità.

Sfortunatamente, non ebbe tempo di verificare se tutto ciò fosse vero.

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