Siamo tutti omosessuali

Considerazioni lessicali sugli uomini che amano altri uomini

Freddie Mercury
Come si chiamano, gli uomini che amano altri uomini?
No, non mi interessano i loro nomi, pettegoli che non siete altro, ma il termine della lingua italiana con cui devono essere chiamati.

Gay non va bene; in primo luogo perché è un termine della lingua inglese e poi perché identifica uno stato emotivo, non una scelta di genere.

Omosessuali è altrettanto inadatto perché la parola: omo-sessuale (greco omos + latino sexus), vuol dire: “dello stesso sesso”. Si può avere un amore omo-sessuale, un rapporto omo-sessuale, un matrimonio omo-sessuale, perché tutti questi termini si riferiscono due (o più) individui dello stesso sesso, ma siccome tutti noi siamo del nostro stesso sesso, definire un singolo individuo: omosessuale è tautologico.
Per gli stessi motivi è errato definirsi: etero-sessuali, visto che nessuno di noi ha un sesso diverso da quello che ha.

Denotare le donne che amano altre donne è facile, perché possiamo utilizzare il termine: Lesbica. Sicuramente è un termine impreciso, perché indica una provenienza territoriale che è vera solo per una percentuale minima dei soggetti interessati (quante lesbiche ci saranno, che vengono realmente dall’isola di Lesbo?..), ma è sempre meglio di niente e soprattutto non è un termine insultante.

Con gli uomini che amano altri uomini le cose si fanno più complicate perché, per definirli in riferimento a una zona geografica si usa il termine: Sodomiti, che oltre a essere impreciso come il corrispettivo femminile, è anche insultante e non va bene.

Se cerchiamo sulla Treccani i sinonimi del termine: omosessuale, troviamo:

■ s. m. [uomo che è attratto sessualmente da persone del suo stesso, o ha rapporti sessuali con esse] ≈ (lett., spreg.) bardassa, (volg.) buco, (region.) checca, (region., volg.) culattone, (volg.) culo (rotto), (settentr., volg.) cupio, (volg.) finocchio, (roman., volg.) frocio, gay, (disus.) invertito, (non com.) omofilo, (volg., non com.) paraculo, pederasta, (merid.) recchione, sodomita, (psicol., non com.) uranista, (volg., gerg.) zia, [nella Grecia antica] (lett.) cinedo. ⇑ (fam.) omo, omosessuale, omosex.

Gli unici termini non volgari e/o insultanti di questo lungo elenco sono: omofilo, che però è troppo impreciso, perché indica genericamente qualcuno che ama chi gli è simile (e quindi potrebbe essere esteso anche alle tifoserie calcistiche, con grave rischio per la propria incolumità fisica), uranista e cinedo.

Il termine: uranista non lo conoscevo, ma per fortuna sono sul sito della Treccani e posso facilmente colmare la mia lacuna culturale.
Ecco qui:

uranista s. m. [der. di uranismo] (pl. -i). – Individuo affetto da uranismo.

Non trovo simpatico connotare qualcuno in base a una sua affezione, ma sempre meglio questo che: invertito o pederasta, così vado a leggere cosa sia l’uranismo:

uranismo s. m. [der. del nome del dio Urano, il quale, secondo una recente ipotesi, priva peraltro di fondamento mitologico e letterario, avrebbe acquisito questo comportamento dopoché fu mutilato dei genitali]. – Termine coniato dal giurista tedesco C. H. Ulrich alla fine dell’Ottocento per designare l’omosessualità maschile e, in particolare, la sua forma passiva, contrassegnata da una sessualità psichica orientata in senso femminile.

Non ci siamo. A parte l’assonanza con: onanismo, il termine uranismo indica un àmbito ristretto dell’omofilia sessuale maschile e non è quindi applicabile in senso generale. Stesso discorso vale per l’ultimo termine non volgare rimasto, Cinedo:

Cinèdo (κίναιδος) è l’effemminato ballerino che eseguisce in pubblico o nei conviti lascive e provocanti danze mimiche, scendendo spesso alle più degradanti forme di prostituzione mascolina

Controllo su altri siti, ma ottengo sempre lo stesso risultato: la lingua Italiana non possiede un termine per definire, in maniera non volgare o dispregiativa, gli uomini che amano altri uomini.

Se questa non è discriminazione..

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