Etichettato: Filologia

Siamo tutti omosessuali

Considerazioni lessicali sugli uomini che amano altri uomini

Freddie Mercury
Come si chiamano, gli uomini che amano altri uomini?
No, non mi interessano i loro nomi, pettegoli che non siete altro, ma il termine della lingua italiana con cui devono essere chiamati.
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Le parole sono come le donne

“Parla come magni”, in versione gourmet

Sono stato redarguito perché, in un messaggio, ho scritto: “lo sciabordìo dell’acqua sulle murate della barca” e: “mitopoiesi cinematografico/televisiva”.
D’accordo: non sono termini che compaiono nel vocabolario dello Scarabeo, ma che male c’è, a usarli? Se una parola non la conosci, la puoi cercare sulla Treccani o su Wikipedia: non è un esame, che devi sapere tutto a memoria, se no ti bocciano.
Io non sapevo che il nome tecnico della pigna fosse: “Strobilo”, l’ho scoperto questa mattina facendo le parole crociate; sono un illetterato?
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Del modo corretto di chiedere un caffè

Come difendersi da un barista filologo

da una fisima di Marzia Turcato

Gabriele non è un cattivo ragazzo: è solo sottoccupato.
Un paio d’anni fa si è laureato in Lettere con una tesi dal titolo: “Elementi attuali nell’opera filologica di Costantino Arlìa” (dice: Come fai, a saperlo? Non lo sapevo: gliel’ho chiesto questa mattina, quando l’ho visto) che gli è valsa financo la lode, ma, per vivere, fa il barista alla tavola calda sotto il mio ufficio.
Quando non è nervoso è una bravissima persona: gentile, educata e disponibile, ma se qualcosa lo innervosisce diventa intrattabile e, quel che è peggio, l’insoddisfazione che ristagna nel suo animo lo rende indisponente.

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