Non è un Paese per onesti

Un commento a caldo sugli esiti delle elezioni del Febbraio 2013

Viviamo in tempi memorabili.
La mia generazione, in un lasso di tempo tutto sommato ristretto, ha visto: lo sbarco sulla Luna, il crollo del muro di Berlino, l’Europa unita, un nuovo millennio e un Papa dimissionario. Inoltre, dopo l’esito delle prime elezioni invernali di questa repubblica (minuscolo intenzionale), abbiamo visto cadere anche l’ultima Grande Illusione Politica di questo trentennio, scoprendo che il problema dell’Italia non è Silvio Berlusconi, ma la massa di mal-fattori e di mal-pensanti che lo votano.

Se ciò che è successo in questa lugubre tornata elettorale servirà a far capire all’elettorato dell’opposizione (non già ai capi, che lo sanno benissimo, ma a cui conviene far finta di niente, per avere un Grande Satana su cui scaricare la colpa di tutti i problemi di questo povero Paese) che è stupido e fallimentare accanirsi su un sintomo in vece di preoccuparsi del male che lo genera, forse, fra qualche anno, potremo guardare al passato senza dolore o vergogna, ma ne dubito.

Qualcuno, adesso, comincerà a parlare di rivoluzione, ma voi non fatevi ingannare: una rivoluzione, per definizione, riporta al punto da cui si è partiti; ciò che dovremmo iniziare, se mai, è la Resistenza. Dovremmo prendere atto del fatto che, in Italia, è in corso una guerra civile; non fra Nord e Sud (che anzi, si sono dimostrati piuttosto affini nelle scelte), ma fra cittadini onesti e collusi. Una guerra non dichiarata che ci coinvolge tutti e che ha messo in serio pericolo il futuro di questo Paese. La (nostra) vittoria sarebbe tutt’altro che certa, ma possibile: d’altro canto, la nostra classe politica e tutto l’apparato statale non sono i nostri padroni, ma i nostri dipendenti; se solo volessimo, avremmo i mezzi per costringerli a guadagnarsi lo stipendio. La domanda è, piuttosto: siamo disposti a combattere?

Non dico che si debbano prendere le armi (al contrario: guardate con diffidenza chi vi dica di farlo, perché sappiamo benissimo quali siano stati gli esiti della lotta armata), ma non illudetevi che sarà una cosa facile o rapida. Ci sono voluti venticinque anni di bombardamento multi-mediale per anestetizzare – a forza di culi, tette, televendite, giochi a premii, talk-show, guitti e curiali – il già labile senso civico dell’italiano medio, demolendo ogni sua fiducia nelle Istituzioni; è molto probabile che ce ne vorranno altrettanti per produrre i primi effetti positivi. Pensate di farcela? e, soprattutto, il gioco, vale la candela? Cos’è più nobile, patire le frecce e gli strali dell’avversa Equitalia o contro essi insorgere e dire: “Ma andatevene un po’ tutti affanculo..”?

Perché, vedete: vivere in un’Europa unita ha indubbiamente dei lati negativi – tipo il passaggio all’Euro e i colpi di Stato delle culone inchiavabili – ma ha anche dei lati positivi: se ce ne viene l’estro (o anche se ce lo fanno venire), possiamo andarcene a vivere e lavorare altrove, lasciando che i caimani e i pirañas si divorino a vicenda.
Quando tutto il Bel Paese sarà coperto di cemento dai palazzinari, inondato di spazzatura dalle eco-mafie e quando anche l’ultimo opificio sarà stato requisito dai Vampiri di Stato per pagare le false pensioni d’invalidità degli elettori a cottimo, noi saremo altrove, a fare il nostro lavoro, pagando tasse eque per servizi sociali efficaci.
Sarebbe davvero così terribile?

(Se vi venisse voglia di rispondermi, mandatemi un e-mail, così ci risparmiamo i soldi del roaming..)

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