Il Fatto della Settimana

Prima puntata: Palletta

Buongiorno a tutti, per la rubrica: Il fatto della settimana, intervistiamo oggi il signor..

Eh?

Dicevo: per la rubrica Il fatto della settimana, intervistiamo il signor..

Io?

Sì, lei: come si chiama?

Palletta.

No, intendevo il suo nome di battesimo.

Eeeeeh.. non me lo ricordo.

Come fa a non ricordarsi il suo nome?

Non me lo ricordo. Comincia per "M", mi pare..

È un po’ vago, non trova?

Non mi puoi chiamare: Palletta?

Ma non ce l’ha, un documento? la carta di identità, la patente..

No, la patente a me non me l’hanno data.

E la carta di identità?

L’ho usata.

Come sarebbe: l’ha usata? Per farci cosa?

I filtri.

I filtri per cosa?

Per le canne.

La carta di identità?

Vengono benissimo: la carta è bella spessa, assorbe..

E non ha altri documenti?

C’ho la tessera della videoteca.

E c’è il nome?

Aspetta che controllo.. No, c’è un numero.

Va bene, allora la chiamerò Palletta.

Te l’avevo detto, io..

Signor Palletta, ci parli di lei: cosa fa, nella vita?

Be’ io col verbo "fare" ho un rapporto piuttosto riflessivo..

Nel senso che prima di fare qualcosa ci pensa su a lungo?

No, nel senso di verbo riflessivo: farmi, mi faccio molto, ma fare altre cose non è che mi capita spesso.

E come vive? Voglio dire: i soldi, dove li prende?

Be’, ho una cosa a conduzione familiare..

Che cosa? Un ristorante, un negozio?

No, una cosa..

Una società?

I miei mi danno un po’ di soldi. Cioè: mia madre; mio padre non mi parla più. E poi c’ho un’associazione no-profit con due amici miei.

Ah, quindi è impegnato nel sociale. E di cosa si occupa la sua associazione?

Cerchiamo di sensibilizzare le persone sul problema dei cani abbandonati.

Be’, complimenti: è un’iniziativa meritevole. E in che modo svolgete il vostro compito di sensibilizzatori?

Prendiamo i cani abbandonati, li portiamo in un punto dove c’è un bel passaggio di gente e gli mettiamo davanti un piattino con la scritta: "Per mangiare". Così chi passa capisce che c’hanno fame.

Insomma, siete dei punkabbestia..

Non proprio.

Da quello che mi dice, mi sembra proprio che sia così.

Sì, no, cioè: più che punkabbestia, siamo dei bestiappunk, perché il cervello dell’organizzazione sono i cani, noi non è che facciamo molto.

Capisco. E perché l’ha definita un’associazione no-profit?

Perché non ci guadagnamo niente. Quello che ci danno basta giusto per le scatolette dei cani. Comunque, è per questo, che mio padre non mi parla.

Non approva la sua scelta di fare il punkabbestia?

No, è che inizialmente lo facevo con il suo cane.

E suo padre non voleva?

No, anzi: a lui faceva piacere, così non lo doveva portare a spasso.

E allora perché si è arrabbiato con lei?

Perché me lo sono venduto.

Ha venduto il cane di suo padre?

Eh, stavamo lì, passa uno dice: Ammazza che bel cane! Che razza è? Io gli dico: Un meschino napoletano. Ah! dice lui. E non è che me lo venderebbe? Io ero un po’ incerto, perché il cane non era mio, ma quella era una brava persona e al cane si vedeva che stava simpatico: gli leccava le mani, a mio padre non gliele leccava mai, allora mi sono detto: Vendiglielo, per il bene del cane.

E gli ha dato il cane di suo padre.

Ho dovuto: quello mi ha dato i soldi..

Mi scusi, sa, ma quanto le ha offerto?

Ottanta Euro.

Lei ha venduto il cane di suo padre per ottanta Euro?

Mi aveva offerto cinquanta, io gli ho chiesto cento, ci siamo accordati per ottanta. Io sono molto abile a contrattare.

Lei sa che un cane di quella razza ne vale almeno mille?

Ne vale mille se qualcuno te li offre; se te ne offrono ottanta, ne vale ottanta. È la legge di mercato.

Molto bene. Siamo quasi in chiusura, vuole parlarci dei suoi progetti per il futuro?

In che senso?

Ha dei progetti per il futuro?

Be’, quando muore mio padre, prenderò la sua pensione.

Scusi, sa, ma suo padre, quanti anni ha?

Sessantotto.

E lei?

Trentuno.

Lei sa che l’età massima, per la pensione di reversibilità, sono ventisei anni?

Ne sei sicuro?

Se il figlio è iscritto all’Università; se no, il massimo è ventun anni.

E io so’ fuori, eh?

Abbastanza.

Vabbe’, ma magari, tempo che mio padre muore, la Legge cambia.

È possibile, in effetti.

‘na Legge "a babbo morto": AHAHAHAHAHAHA!

Bene, la ringrazio. Vuole salutare i nostri lettori?

Volevo dire una cosa a chi è contrario a liberalizzare le droghe leggere.

Se è una cosa breve..

Brevissima. Volevo dire che non è vero che le droghe leggere fanno diventare stupidi. Io ero stupido anche prima di cominciare a drogarmi.

Si intuiva, ma ha fatto bene a precisarlo. Grazie e buona fortuna.

Grazie a voi.. Aspetta, aspetta, mi sa che mi sono ricordato come mi chiamo..

Ah, bene: così non resteremo col dubbio.

Eeeh, no, no: Mario è mio fratello, mi so’ sbagliato. Vabbe’..

SIGLA DI CHIUSURA

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