Je suis Lorenzin

Vietare il fumo nei film è una buona idea, ma va sviluppata

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha messo in guardia i cineasti italiani nei confronti dell’esaltazione del fumo nei film e nelle serie TV, invitandoli a fornire ai giovani dei modelli che li allontanino dal fumo e dalla droga.
Il Ministro Lorenzin parla di queste cose con cognizione di causa perché non solo è la responsabile del Dicastero preposto alla difesa della Salute dei cittadini, ma, in quanto Ministro, rappresenta quello stesso Stato che vende, in regìme di monopolio, tutti quei derivati del tabacco che causano settantamila morti l’anno e 11 miliardi di spesa sanitaria ed è quindi perfettamente al corrente della loro effettiva percolosità.
Ciò non ostante, la sua lodevole iniziativa ha messo in allarme alcuni cineasti, i quali hanno scritto una lettera aperta al Ministro in difesa della loro libertà di espressione, specificando che: “Il cinema, la letteratura, l’espressione artistica in generale non rispondono e non dovrebbero mai rispondere ad alcun indirizzo, anche il più onorevole, il più giusto, il più sano, il più edificante”. Ci sarebbe molto da dire su questa affermazione delirante (un’espressione artistica che non abbia un indirizzo è solo una masturbazione intellettuale, un gesto egotico che sarebbe bene vietare, piuttosto che limitare), ma ciò che ci preme, qui e ora, è di suggerire dei possibili miglioramenti all’iniziativa del Ministro Lorenzin. Li elenchiamo di séguito.

Vietare gli inseguimenti

Nei film spesso si vedono degli inseguimenti a forte velocità nel traffico cittadino. Lo spirito di emulazione, istigato dalla mitopoiesi cinematografica, porta i cittadini a non rispettare i limiti di velocità e in consegueza di ciò, nel 2013 sulle strade sono morte 260.806 persone: quasi quattro volte il numero dei morti dovuti al vizio del fumo. È evidente, per ciò, che se vietiamo le sigarette, a maggior ragione dobbiamo vietare anche gli inseguimenti automobilistici. Se il cattivo deve scappare, scappi a piedi o in bicicletta.

Vietare la giustizia sommaria

Uno dei tòpoi più comuni della cinematografia nostrana e internazionale è quello dell’eroe che si fa giustizia da solo. Da John Wayne a Van Damme, da Charles Bronson a Maurizio Merli, è un continuo di esecuzioni sommarie che, se possono essere vagmente tollerate in un Paese come l’America, dove vige ancora la pena di morte, sono del tutto inammissibili qui da noi, dove la carcerazione di un criminale di bassa lega costa all’anno più dello stipendio di un alto dirigente ministeriale. Non è questo, l’esempio che vogliamo dare ai giovani, quindi, basta duelli, basta sparatorie, basta ammazzamenti in genere. Il duello all’OK Corral, d’ora in poi, si svolgerà in Questura, a colpi di carta bollata.

Vietare gli adulterî

L’infedeltà coniugale è espressamente vietata dai Comandamenti cattolici e implicitamente vietata dall’art.143 del Codice Civile, che recita: “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”. Non è perciò ammissibile che il cinema continui a proporci come eroi coloro che infrangono il vincolo di fedeltà a cui si erano legati al momento delle nozze, tanto più se, come spesso avviene, la relazione clandestina sfocia nell’uxoricidio. Anche se i numeri, in questo caso, sono di diversi ordini di grandezza inferiori alle morti per fumo o incidenti, l’esempio che ne viene alle nuove generazioni è altamente diseducativo e va quindi evitato.

In conclusione, riteniamo che il Ministro Lorenzin abbia agito per il meglio e ci auspichiamo che riesca a vincere la sua battaglia contro i Cineasti Senza Indirizzo Niccolò Ammaniti, Francesca Archibugi, Roberto Cicutto, Umberto Contarello, Saverio Costanzo, Nicola Giuliano, Filippo Gravino, Daniele Luchetti, Mario Martone, Andrea Molaioli, Antonio Monda, Enzo Monteleone, Gabriele Muccino, Domenico Procacci, Andrea Purgatori, Ludovica Rampoldi, Gabriele Salvatores, Paolo Sorrentino, Riccardo Tozzi e Paolo Virzì.
D’altro canto, però, se il Popolo Italiano è talmente imbelle da segure pedissequamente le indicazioni esplicite o subliminali che gli vengono dal cinema, anteponendo la mimesi dei divi dello schermo alla sua stessa salute, forse sarebbe il caso di impedirgli di danneggiare con la sua dabbenaggine la gestione della Cosa Pubblica, privandolo del diritto di voto sancito dagli articoli 1, 48 e 55 della Costituzione.

Ah, no, aspetta: questo l’hanno già fatto.

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