Il mio barbiere

Favola per motociclisti

Martedì sono andato a tagliarmi i capelli.
Come sempre mi accade, volevo andarci Lunedì, ma per fortuna, un attimo prima di uscire di casa, mi sono ricordato che il Lunedì i barbieri sono chiusi e ho rimandato; Martedì mattina però ero lì, ai limiti dell’orario di chiusura, tanto perché non fosse del tutto scontato che ce l’avrei fatta.

Il mio barbiere sono due, padre e figlio. Il padre non lo so come si chiama; il figlio si chiama Carletto. Non Carlo, ma Carletto. Quando il figlio si lamenta del nome che ha ricevuto, il padre gli racconta che in fila davanti a lui, all’Anagrafe, c’era uno che ha chiamato il figlio: Sandokan. A Carletto, però, questa spiegazione non sembra dare grosso conforto.

I due lavorano l’uno a fianco all’altro; il padre fa le persone adulte e i bambini, il figlio fa delle incredibili acconciature scolpite ai suoi amici. Lavora con una lentezza estenuante (mi è stato raccontato che una volta ci ha messo due giorni a finire un taglio di capelli), ma devo dire che è proprio bravo e quest’anno gli chiederò di fare una tonsura scolpita anche a me, per Natale.
Comunque.

Dal mio barbiere (che sono due), tu non è che paghi il taglio di capelli: paghi lo spettacolo di padre e figlio che litigano fra di loro. Arrivi, ed è pieno di gente; chiedi se si deve aspettare molto e ti viene risposto che no, il prossimo sei tu, loro sono passati a fare un saluto. Di solito si tratta degli amici di Carletto, ma ogni tanto ho trovato anche qualche vecchietto salace come nel film: “Il principe cerca moglie”. Non ho mai letto un giornale, quando sono andato a farmi i capelli da loro.

E così mi sono messo a sedere (dal padre, ovviamente, ché Carletto era un’ora che stava sistemando un aguzzo pelo di topo asimetrico sulla testa di un post-puberale butterato) e ho chiesto: “il solito”, ovvero macchinetta con pettine numero 2.
L’argomento di discussione, Martedì scorso, era la pronuncia dei nomi stranieri. Pare che il padre non conoscendo l’Inglese, inventi la pronuncia dei nomi degli attori ottenendo effetti devastanti; sembra altresì che raggiunga il massimo quando si deve nominare Clint Eastwood. Stretto alle corde, il padre stava cercando di salvarsi riportando il discorso sul gioco del calcio (sono entrambi della Lazio, ma riescono a discutere come se fossero di due squadre diverse), quando è entrato nel negozio un signore che teneva per mano un bambino che doveva avere dei problemi di nervi perché saltellava in continuazione; un movimento minimo, una sorta di Tourette cinetica in vece che verbale, fastidiosissimo sia da vedere che, suppongo, da dover effettuare.
Il babbo del piccino aveva lo sguardo stanco, ma la sua voce era scaldata da un tono di speranza:
– Potete fare qualcosa per lui? – ha chiesto al barbiere padre.
L’interpellato si è fermato e ha guardato il povero bambino, poi ha sorriso con il sorriso dei santi.
– Certamente. Fallo sedere lì, – ha risposto, indicando la poltroncina con poggia-testa utiizzata per lavare i capelli.
Non senza difficoltà, il padre ha fatto sedere il bambino sulla poltroncina e gli ha poggiato delicatamente la nuca sul piatto di raccolta dell’acqua. I piedi del piccino, liberi dal suo peso, si contraevano adesso con maggior vigore. Nel frattempo, il barbiere padre ha preso una boccettina da una mensola, si e’ avvicinato al bambino e gli ha versato un po’ di liquido sulla testa, frizionandola poi con vigore. Come per magia, il tic motorio si e’ placato ed il bambino è andato via camminando normalmente, mano nella mano con il suo giojoso genitore.

Quando il barbiere e’ tornato da me, gli ho chiesto cosa fosse il liquido che aveva compiuto un simile miracolo.
– Quale, quello? – mi ha chiesto, quasi senza emozioni il mio interlocutore, indicando la boccettina, ora di nuovo al suo posto sulla mensola.
– Sì, – ho risposto io. – Cos’è?
– Ma niente: una frizione anti-saltellamento.

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