Vittime di Guerra

In memoria dei caduti di Genova

Pertini ai funerali delle vittime di Bologna
Le persone morte nel crollo del ponte Morandi sono vittime di guerra.
Cristian, Dawna, Kristal, Admir, Alberto, Alessandro, Alessandro, Anatoli, Andrea, Andrea, Angela, Antonio, Axelle, Bruno, Camilla, Carlos Jesus, Claudia, Elisa, Ersilia, Francesco, Gennaro, Gerardo, Giorgio, Giovanna, Giovanni, Henry Diaz, Juan Carlos, Juan Ruben, Leyla Nora, Luigi, Manuele, Marian, Marius, Marta, Matteo, Melissa, Mirko, Nathan, Roberto, Samuele, Stella, Vincenzo e William sono gli ennesimi caduti del conflitto fra coloro che cercano di fare crescere questo Paese e quelli che, per interesse proprio o altrui, lo stanno smantellando a pezzo a pezzo.

Non fraintendetemi: non ne faccio una questione politica; sarebbe bello pensare che i cattivi siano tutti da una parte, ma non è così: i “nemici”, come dice la canzone, sono intorno a noi, in mezzo a noi. Indossano uniformi verdi, gialle, rosse o nere, ma fanno parte tutti dello stesso esercito, con un compito ben preciso: disgregare le Istituzioni. Sono burocrati, imprenditori, finanzieri e politici, ma anche giornalisti, scrittori e personaggi dello spettacolo perché ogni esercito che si rispetti deve avere un suo Ufficio Propaganda. Per lasciare al suo posto un ponte pericolante, infatti, non bastano i soldi, devi anche convincere le persone che i soldi sono più importanti delle vite umane e soprattutto che valgono il rischio che, al momento del crollo, sopra o sotto il ponte ci sia tu o qualcuno a cui tieni.
Quando la Magistratura identificherà i responsabili del crollo si tratterà solo di una responsabilità penale; la responsabilità etica e morale di ciò che è successo non verrà mai accertata. Come per la strage di Bologna, si individueranno degli esecutori materiali, ma i mandanti resteranno ignoti e impuniti.

In molti parlano di: “strage di Stato”; è vero, ma non nel senso che intendono loro. Lo Stato non è solo l’apparato burocratico e governativo, ma un Ente composto da tre elementi: popolo, territorio e governo. È molto comodo dare la colpa allo “Stato”, inteso come “Governo”, ma tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni sono andati al potere con libere elezioni. Le persone, al Governo, ce le abbiamo messe noi. Lo Stato, come dice la canzone: in certi casi siamo noi. Noi che abbiamo votato dei masnadieri perché ci avevano promesso un posto in Comune o qualche altro beneficio e adesso ci lamentiamo perché hanno lucrato sulla nostra sicurezza. Noi che abbiamo approfittato, che non ci siamo impicciati, che abbiamo lasciato correre. Noi, che andiamo a un funerale a fischiare, ad applaudire o a farci dei selfie con il politico di turno.

Ai funerali non si va per fare politica, si va per stare vicino a chi ha perso delle persone amate; condividere il loro dolore e dar loro sostegno. Di Maio ha detto che il suo modello è Sandro Pertini; bene: allora vada a vedere cosa fece Pertini al funerale dei morti per la bomba di Bologna; qual’era il suo sguardo quando passò davanti alla piccola bara bianca di una delle vittime. Come tutti i combattenti, Pertini sapeva cosa vuol dire perdere qualcuno a cui tieni; non avrebbe mai accettato di farsi una foto ricordo in un giorno che non c’era ragione di ricordare.
Le vittime del 14 di Agosto non sono solo le quarantatré persone estratte dalle macerie, ma anche tutti coloro che li amavano, perché per nessuno di loro la vita sarà più la stessa. Queste persone meritano rispetto e compassione; strumentalizzare il loro dolore per mettersi in mostra è indegno.

Mi chiedo come si possa decidere di lasciare al suo posto un ponte pericolante, sapendo che sopra ci passano ogni giorno migliaia di persone, indifferente a quelle che potranno essere le conseguenze di un cedimento. Quale ricompensa vale la perdita totale della tua umanità? E soprattutto: cosa succede se per errore te ne resta un pezzettino? se l’auto, la barca o forse addirittura l’aereo che hai comprato con i soldi del bottino non riescono a portarti lontano dai tuoi rimorsi e tu, ogni volta che chiudi gli occhi, ti ritrovi nell’auto con Cristian e Dawna Cecala e la loro bambina di nove anni o in quella dei coniugi Robbiano, seduto accanto a Samuele, otto anni?

L’unica cosa buona, in tutta questa tragedia, è stata scoprire che sono ancora capace di piangere e di provare empatia nei confronti dei miei simili, ma a differenza di Filumena Marturano, non sono del tutto convinto che ha da passa’, ‘a nuttata.
Sicuramente, non passerà da sola.

Condividi:

I commenti sono chiusi.